Il mestiere dello scrittore di Murakami Haruki.

Il saggio dello scrittore giapponese (Norwegian wood, L’uccello che girava le viti del mondo, 1Q84, ecc.) offre spunti di riflessione stimolanti per chiunque faccia della scrittura una professione.

Beatles, Beach Boys, Picasso

Ogni creativo spera di essere originale. I quattro di Liverpool, i ragazzi del surf e il pittore spagnolo lo sono stati. Il loro impatto sulla società è stato un terremoto di stile e di emozioni. Hanno generato contrasti. E frotte di proseliti, di denigratori e di dubbiosi. Ma il loro messaggio conteneva valori autentici ed essi si sono trasformati in un “classico”, in un punto di riferimento per le generazioni future. Quando invece l’originalità è fine a se stessa non è che un fenomeno passeggero e muore nell’arco di qualche stagione.

I minerali affascinanti

Come spesso accade, quando si leggono questo tipo di libri, l’attenzione verso il mondo che ci circonda è considerata basilare. Il territorio che abbiamo intorno è costellato di MINERALI AFFASCINANTI. La missione di chi scrive è quella di scovarli e lavorarli. Ognuno di noi darà il taglio e la forma più congeniali al proprio linguaggio. E quando si pensa  di non avere materiale, dobbiamo soltanto cambiare prospettiva e ricominciare a scavare.

I nani automi

Murakami immagina che un gruppo di nani automi viva all’interno dei suoi cassetti mentali. Questi gli dettano la prima stesura, quella più istintiva e quasi inconsapevole. Senza questa fase mancherebbe la parte vitale e naturale dello storytelling. I nani automi sono l’istinto, il momento in cui tutto prende inizio. Bisogna lasciare fluire le parole, farle navigare in una specie di caos. In seguito, superata la “trance creativa”, si passerà alle revisioni e a plasmare questa materia pulsante.

I piedi in tutte le scarpe

“Magari un giorno mi metterò nei panni di una ventenne con tendenze lesbiche…”  (Murakami Haruki) con questa affermazione l’autore ci invita a rinnovarci ed evolverci. Sondare territori che potrebbero sembrare lontani da quelli che siamo soliti frequentare. Senza questa capacità rischiamo di parlare solamente a noi stessi e nel giro di breve inaridire noi e la nostra scrittura. Non bisogna cercare le scarpe del nostro numero, ma adattare i nostri piedi a tutte le scarpe. State tranquilli questo non vuol dire non avere un proprio stile ma significa arricchirlo di sfumature infinite.

Un piacere tutto da condividere

“Se fossi solo io  a godere del piacere di scrivere, in quanto scrittore, non varrei un granché. Devo rendere la mia gioia condivisibile con i lettori.” (Murakami Haruki)
Io credo che questo concetto stia alla base dello storytelling. Lo scrivere non può essere un atto egoistico. Lo stesso fatto di tuffare il secchio nel pozzo della nostra coscienza e riportarlo in superficie palesa il desiderio di condividere con altri la nostra storia.

Il mestiere dello scrittore di Murakami Haruki.

Il saggio dello scrittore giapponese (Norwegian wood, L’uccello che girava le viti del mondo, 1Q84, ecc.) offre spunti di riflessione stimolanti per chiunque faccia della scrittura una professione.

Beatles, Beach Boys, Picasso

Ogni creativo spera di essere originale. I quattro di Liverpool, i ragazzi del surf e il pittore spagnolo lo sono stati. Il loro impatto sulla società è stato un terremoto di stile e di emozioni. Hanno generato contrasti. E frotte di proseliti, di denigratori e di dubbiosi. Ma il loro messaggio conteneva valori autentici ed essi si sono trasformati in un “classico”, in un punto di riferimento per le generazioni future. Quando invece l’originalità è fine a se stessa non è che un fenomeno passeggero e muore nell’arco di qualche stagione.

I minerali affascinanti

Come spesso accade, quando si leggono questo tipo di libri, l’attenzione verso il mondo che ci circonda è considerata basilare. Il territorio che abbiamo intorno è costellato di MINERALI AFFASCINANTI. La missione di chi scrive è quella di scovarli e lavorarli. Ognuno di noi darà il taglio e la forma più congeniali al proprio linguaggio. E quando si pensa  di non avere materiale, dobbiamo soltanto cambiare prospettiva e ricominciare a scavare.

I nani automi

Murakami immagina che un gruppo di nani automi viva all’interno dei suoi cassetti mentali. Questi gli dettano la prima stesura, quella più istintiva e quasi inconsapevole. Senza questa fase mancherebbe la parte vitale e naturale dello storytelling. I nani automi sono l’istinto, il momento in cui tutto prende inizio. Bisogna lasciare fluire le parole, farle navigare in una specie di caos. In seguito, superata la “trance creativa”, si passerà alle revisioni e a plasmare questa materia pulsante.

I piedi in tutte le scarpe

“Magari un giorno mi metterò nei panni di una ventenne con tendenze lesbiche…”  (Murakami Haruki) con questa affermazione l’autore ci invita a rinnovarci ed evolverci. Sondare territori che potrebbero sembrare lontani da quelli che siamo soliti frequentare. Senza questa capacità rischiamo di parlare solamente a noi stessi e nel giro di breve inaridire noi e la nostra scrittura. Non bisogna cercare le scarpe del nostro numero, ma adattare i nostri piedi a tutte le scarpe. State tranquilli questo non vuol dire non avere un proprio stile ma significa arricchirlo di sfumature infinite.

Un piacere tutto da condividere

“Se fossi solo io  a godere del piacere di scrivere, in quanto scrittore, non varrei un granché. Devo rendere la mia gioia condivisibile con i lettori.” (Murakami Haruki)
Io credo che questo concetto stia alla base dello storytelling. Lo scrivere non può essere un atto egoistico. Lo stesso fatto di tuffare il secchio nel pozzo della nostra coscienza e riportarlo in superficie palesa il desiderio di condividere con altri la nostra storia.