SABBIE MOBILI

da | Mag 18, 2019 | STORIE | 1 commento

La periferia che ho vissuto quando avevo vent’anni era un insieme di casermoni conficcati nel nulla.
Una terra ai confini del mondo, lontana da tutto: cinema, teatri, ospedali, biblioteche, bei negozi, bar eleganti, centri culturali, palestre, centri sportivi, belle piazze, musei, scuole.
Un solo bus comunale.
Persone decentrate, allontanate, abbandonate.
Una sola routine: alzarsi al mattino presto e andare a lavorare in fabbrica, nei cantieri, nei mercati e poi tornare a casa e dormire per essere pronti a ricominciare il mattino seguente.
E queste persone avevano figli, che frequentavano una scuola dove i professori si limitavano ad assegnare compiti a casa “da pagina a pagina” e stop.
Questi figli sarebbero stati le donne e gli uomini del domani. Del mio oggi.
E per tutti il loro destino era segnato: casalinghe, muratori, operai, venditori ambulanti e, soprattutto, delinquenti di varia natura.
Nessuno ha mai pensato che qualcuno avrebbe potuto avere un destino diverso e nessuno si è mai impegnato per offrire loro un’alternativa.
Quel micro universo, suo malgrado, è rimasto vittima della sua ignoranza e ha prodotto persone con vedute limitate, facilmente influenzabili dai luoghi comuni. Abituate solo a difendersi da tutto e da tutti.
Quello che penso è che non ci sia nessun interesse a far crescere culturalmente le persone. La cultura ti abitua a porti domande, ad avere dubbi e chi sta al potere preferisce seminare ignoranza perché l’ignoranza è facilmente influenzabile.
Chi è ignorante non si pone troppe domande, non ne ha il tempo e i mezzi.
In un posto così, vince chi picchia più forte.
In un mondo così non ci sono strade percorribili ma solo sabbie mobili.

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